Analisi della Postura in 3D

Valutazione della postura in 3D sul piano frontale

La postura non si valuta guardando il corpo da una sola prospettiva. Il corpo umano vive e si muove nello spazio, e per capirlo davvero occorre osservarlo nella sua globalità. È questo il principio dell’analisi della postura in 3D: una valutazione che individua e misura le curve del corpo sui tre piani dello spazio, per capire come il soggetto gestisce la spinta gravitaria e quali tensioni mette in atto per restare in equilibrio.

Valutazione della postura in 3D sul piano frontale

Cos’è e a cosa serve

L’analisi della postura in 3D considera il soggetto nel suo insieme, non come una somma di segmenti isolati. Attraverso una prima stima descrittiva, l’operatore osserva le tensioni che il corpo attiva per contrastare la gravità e restare eretto. Con l’aiuto di un’apposita scheda di valutazione si analizzano la simmetria o asimmetria dei vari distretti corporei (testa, spalle, bacino, arti) e l’armonia tra le parti, cioè il modo in cui i segmenti si relazionano tra loro.

L’obiettivo è individuare i vizi posturali e, soprattutto, capire se si tratta di deviazioni vere (strutturate) oppure funzionali, cioè atteggiamenti che scompaiono cambiando posizione. Il soggetto viene osservato in piedi, in una postura spontanea e “comoda”, senza correzioni volontarie, così da fotografare il suo equilibrio abituale.

I tre piani dello spazio

La valutazione si articola sui tre piani anatomici di riferimento, ciascuno dei quali mette in evidenza curve e movimenti specifici.

Piano frontale

Il piano frontale nasce dall’intersezione dell’asse longitudinale con l’asse trasversale e divide il corpo in una parte anteriore e una posteriore. Su questo piano si misurano le curve che si portano verso destra o sinistra: atteggiamenti scoliotici, inclinazioni del bacino legate a dismetrie degli arti inferiori, asimmetrie delle spalle.

Per una lettura oggettiva si utilizzano le linee di repere frontali, che collegano punti corrispondenti dei due lati e ne evidenziano l’eventuale disallineamento:

  • linea bipupillare (occhi);
  • linea bitragalica (orecchie);
  • linea bistiloidea (polsi);
  • linea biscapolare (angoli delle scapole);
  • linea bimammillare;
  • linea della cintura pelvica e linea bitrocanterica (bacino).

Piano sagittale

Il piano sagittale deriva dall’intersezione dell’asse sagittale con l’asse longitudinale e divide il corpo in una metà destra e una sinistra. È il piano delle curve antero-posteriori: cifosi, lordosi, antero e retroversione del bacino, posizione anteriore o posteriore delle spalle (scapulum anteriore o posteriore).

Analisi della postura sui tre piani dello spazio

Su questo piano si esegue la valutazione delle frecce, cioè la distanza tra il rachide e un filo a piombo posto lungo la verticale del corpo. I valori indicativi di riferimento sono: freccia cervicale 6-8 cm, freccia toracica (dorsale) 0 cm (contatto o quasi contatto con il filo), freccia lombare 4-6 cm. L’aumento o la riduzione di questi valori orienta verso un’accentuazione o un appiattimento delle curve fisiologiche.

Piano trasverso

Il piano trasverso nasce dall’intersezione dell’asse trasversale con l’asse sagittale e divide il corpo in una parte superiore e una inferiore. Su questo piano si misurano le rotazioni attorno all’asse longitudinale: rotazioni del bacino, rotazioni del tronco e i gibbi, cioè le sporgenze paravertebrali che compaiono in flessione quando la colonna è ruotata, tipiche del quadro scoliotico.

Deviazioni vere e deviazioni funzionali

Un momento chiave dell’analisi è distinguere tra deviazioni strutturate e funzionali. Una deviazione funzionale tende a modificarsi o a scomparire cambiando posizione (per esempio da in piedi a seduto, o in flessione), mentre una deviazione vera permane. Questa distinzione ha implicazioni dirette sulla scelta del percorso: un atteggiamento funzionale è generalmente più modificabile con la rieducazione, mentre una struttura consolidata richiede obiettivi e strumenti differenti.

Integrazione con altri strumenti e limiti

La valutazione descrittiva sui tre piani è un punto di partenza prezioso, ma non è esente da limiti. Il principale è la soggettività: l’osservazione a occhio e la lettura delle linee di repere dipendono dall’esperienza dell’operatore e possono variare tra un valutatore e l’altro. Per questo l’analisi 3D andrebbe integrata con strumenti più oggettivi e ripetibili come la fotogrammetria, con test clinici specifici e la valutazione del passo, e con l’imaging strumentale quando è necessario quantificare con precisione una deviazione strutturata.

In definitiva, l’analisi della postura in 3D resta un metodo di grande valore per avere una visione d’insieme e per formulare ipotesi cliniche, a patto di conoscerne i limiti e di inserirla in un percorso di valutazione più ampio e oggettivabile.

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