Il Test di Schober è una manovra clinica che quantifica la flessibilità del rachide lombare in flessione anteriore. Stima l’escursione segmentaria del tratto lombare misurando la variazione di una distanza cutanea con il paziente prima in stazione eretta e poi in massima flessione. È un test semplice, economico e ripetibile, nato in ambito reumatologico e oggi ampiamente utilizzato anche in posturologia e riabilitazione.

A cosa serve il Test di Schober
Nato per lo screening delle limitazioni assiali nelle malattie reumatiche, il test è oggi impiegato per documentare il ROM lombare, monitorare l’efficacia di terapia, fisioterapia e manipolazioni, e seguire nel tempo l’evoluzione della mobilità. Non misura la forza né il dolore: fotografa quanto il tratto lombare riesce ad allungarsi durante la flessione, un dato funzionale utile sia in fase diagnostica sia nel follow-up.
Come si esegue il Test di Schober
Il test richiede pochi strumenti — un metro flessibile e un pennarello dermografico — ma una buona precisione palpatoria nell’individuazione dei reperi ossei.
1. Repere inferiore
Con il paziente in stazione eretta, si traccia la linea che unisce le due SIPS (spine iliache postero-superiori, corrispondenti circa a S2) e se ne marca il punto medio sulla linea mediana. Nella versione originale di Schober il repere inferiore coincide con la giunzione lombosacrale (L5-S1).
2. Repere superiore
Si marca un secondo punto 10 cm sopra il repere inferiore, sempre sulla linea mediana. In alternativa al pennarello si possono usare i due pollici dell’operatore come riferimento.

3. Flessione e rimisura
Si chiede al paziente la massima flessione anteriore a ginocchia estese. Si rimisura quindi la distanza tra i due reperi: nel soggetto normale passa da 10 cm ad almeno 15 cm.
Interpretazione del risultato

L’incremento fisiologico della distanza in flessione è di almeno 5 cm (da 10 a 15 cm o più). Un incremento inferiore a 5 cm depone per una riduzione della mobilità in flessione del rachide lombare e configura un test positivo.
Una gradazione della limitazione, derivata dalla variante modificata impiegata nel BASMI (Bath Ankylosing Spondylitis Metrology Index), distingue:
- Limitazione lieve: incremento superiore a 4 cm
- Limitazione moderata: incremento tra 2 e 4 cm
- Limitazione severa: incremento inferiore a 2 cm
Significato clinico e limiti
Sul piano storico il Test di Schober è un cardine dello screening della spondilite anchilosante e delle spondiloartriti: la ridotta espansione lombare è uno dei segni precoci di limitazione assiale. Inserito nel BASMI come componente di flessione lombare, resta uno strumento utile per seguire l’evoluzione della malattia e la risposta al trattamento.
È però fondamentale conoscerne i limiti metodologici. La misura cutanea non corrisponde linearmente all’escursione angolare delle vertebre: la correlazione con la radiografia è debole, e variabili antropometriche come lo spessore dei tessuti molli influenzano il dato. Il risultato va quindi letto come indicatore funzionale della mobilità, non come misura segmentaria esatta.
Integrazione nella valutazione posturale
In ottica posturologica il Test di Schober fornisce un dato oggettivo e ripetibile sulla mobilità lombare, particolarmente prezioso nel monitoraggio nel tempo: confrontare più misurazioni permette di documentare i progressi di un percorso di rieducazione o l’evoluzione di una rigidità. Va comunque contestualizzato all’interno di una valutazione più ampia, che consideri le catene muscolari posteriori, l’assetto del bacino e il comportamento del rachide sui tre piani dello spazio.
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