La manovra di Lasègue è uno dei test clinici più utilizzati nella valutazione della sciatalgia di origine radicolare. Consente al clinico di orientare rapidamente il sospetto verso un interessamento delle radici nervose lombo-sacrali, in particolare quando si ipotizza un’ernia del disco lombare con radicolopatia. Pur trattandosi di un test semplice ed eseguibile in pochi secondi, la sua corretta interpretazione richiede metodo e la consapevolezza dei suoi limiti: è un test di orientamento, non un esame diagnostico definitivo.

Cos’è la manovra di Lasègue e qual è il suo razionale
Il segno di Lasègue, noto nella letteratura internazionale come Straight Leg Raise (SLR) o test di stiramento a gamba tesa, valuta l’interessamento delle radici del plesso lombo-sacrale, con particolare riferimento al nervo sciatico. Il razionale è di tipo meccanico: la flessione dell’anca a gamba estesa mette in tensione i tronchi nervosi e le radici da cui originano. Quando una radice è già irritata o compressa – tipicamente da un’ernia discale, ma anche da stenosi o processi infiammatori – lo stiramento riproduce o accentua il dolore radicolare lungo il decorso del nervo.
È importante distinguere il dolore radicolare vero (che si irradia lungo l’arto seguendo un territorio metamerico) dal semplice fastidio muscolare posteriore della coscia, legato spesso alla tensione dei muscoli ischio-crurali. Solo il primo ha valore orientativo verso la sofferenza di radice.
Come si esegue il test
- Il paziente è supino sul lettino, rilassato, con entrambe le gambe estese.
- L’esaminatore flette passivamente la coscia sul bacino, sollevando l’arto e mantenendo il ginocchio in estensione completa.
- Il movimento va eseguito lentamente, chiedendo al paziente di segnalare la comparsa del dolore e la sua sede.
- Si valuta l’arto sintomatico e, per confronto, anche l’arto controlaterale.
Durante la manovra è utile osservare il comportamento del paziente e chiedere una descrizione precisa: la localizzazione del dolore (posteriore, laterale, distale) fornisce già informazioni sul livello coinvolto.
Interpretazione e ruolo dell’angolo di flessione
La positività del test si definisce in base a due elementi: la comparsa del dolore radicolare e l’angolo di flessione a cui questo si manifesta. Occorre annotare sempre presenza, intensità e sede del dolore, oltre al grado massimo raggiunto dall’arto teso.
- La comparsa di dolore tra 30° e 60° di flessione dell’anca (o l’impossibilità di completare il movimento per il dolore) è considerata indicativa di sofferenza di una radice bassa (L4, L5, S1).
- Un dolore che compare solo oltre i 70° è meno specifico e spesso riconducibile a tensione muscolare o articolare più che a irritazione radicolare.
Un elemento aggiuntivo di rilievo è il segno di Lasègue controlaterale (crossed SLR): quando il sollevamento dell’arto sano riproduce il dolore nell’arto sintomatico, il dato è meno sensibile ma più specifico per un’ernia discale.
Mappa radicolare: L4, L5 e S1
La distribuzione del dolore lungo l’arto aiuta a ipotizzare quale radice sia coinvolta. Si tratta di territori indicativi, utili al ragionamento clinico:
- L4: faccia anteriore della coscia, ginocchio e regione del muscolo tibiale anteriore.
- L5: dal gluteo lungo la faccia postero-esterna dell’arto, fino al malleolo esterno, dorso del piede e primo dito.
- S1: gluteo, faccia posteriore della gamba, tallone e bordo esterno del piede, con estensione al quarto e quinto dito.
La correlazione tra territorio doloroso, eventuali deficit di forza (ad esempio nell’estensione dell’alluce per L5 o nella flessione plantare per S1) e alterazioni dei riflessi rende il quadro più solido.
Limiti, falsi positivi e diagnosi differenziale
Il valore della manovra di Lasègue va sempre inquadrato nei suoi limiti. Il test presenta una buona sensibilità ma specificità più modesta: può risultare positivo anche in presenza di retrazione degli ischio-crurali, patologie dell’anca o dell’articolazione sacro-iliaca, generando falsi positivi. Al contrario, una radicolopatia lieve o cronica può dare un test debolmente positivo o negativo.
Per questo motivo il risultato non va mai interpretato isolatamente, ma integrato con:
- l’anamnesi e le caratteristiche del dolore riferito dal paziente;
- l’esame neurologico completo (forza, sensibilità, riflessi);
- gli esami di imaging (risonanza magnetica in primis) quando indicati dal quadro clinico.
In sintesi, la manovra di Lasègue resta uno strumento prezioso di orientamento clinico nella sciatalgia, ma non sostituisce l’imaging né la valutazione complessiva. Il suo utilizzo più corretto è quello di guidare il sospetto diagnostico e le decisioni successive, all’interno di un ragionamento clinico strutturato.
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