Il Test dei flessori dell’anca (Test di Thomas) è una manovra clinica fondamentale per valutare l’eventuale retrazione dell’ileopsoas e degli altri muscoli flessori dell’articolazione coxo-femorale. In ambito posturale e riabilitativo, un ileopsoas accorciato è uno dei fattori più frequentemente associati all’iperlordosi lombare e alla anteroversione del bacino: per questo la sua valutazione è un passaggio quasi obbligato nell’esame del paziente con dolore lombare o alterazioni dell’assetto sagittale del rachide. Il test è semplice, rapido e non richiede strumentazione, ma per essere affidabile deve essere eseguito con criteri standardizzati e interpretato conoscendone i limiti.

Cos’è e a cosa serve
Il Test di Thomas serve a valutare l’estensibilità dei muscoli flessori dell’anca, in particolare l’ileopsoas, e a distinguere il contributo dei diversi ventri muscolari (retto del femore, tensore della fascia lata, sartorio). Clinicamente viene utilizzato per:
- indagare una retrazione dei flessori dell’anca in pazienti con lombalgia o postura in iperlordosi;
- orientare la scelta di esercizi di allungamento e riequilibrio muscolare;
- monitorare nel tempo l’efficacia di un percorso di trattamento.
Va sottolineato che si tratta di un test di estensibilità muscolare, non di un test di dolore: la sua positività indica una limitazione dell’escursione, che va poi contestualizzata nel quadro clinico complessivo.
Anatomia e ruolo posturale dell’ileopsoas
L’ileopsoas è il principale flessore dell’anca ed è formato da due componenti: il grande psoas, che origina dalle vertebre lombari e dai dischi intervertebrali, e l’iliaco, che origina dalla fossa iliaca. I due ventri convergono su un tendine comune che si inserisce sul piccolo trocantere del femore. Questa disposizione rende l’ileopsoas un muscolo bi-articolare in senso funzionale: agisce sull’anca ma, avendo inserzioni sul rachide lombare, ha un impatto diretto sull’assetto della colonna.
Quando l’ileopsoas è retratto o ipertonico, tende ad anteroversare il bacino e ad accentuare la lordosi lombare. Ne può derivare un incremento del carico sulle faccette articolari posteriori e una alterazione del rapporto tra bacino e colonna. Va precisato che la relazione tra retrazione dell’ileopsoas e lombalgia è un modello clinico plausibile, coerente con la biomeccanica, ma non un rapporto causale dimostrato in modo univoco: molti soggetti presentano retrazioni senza sintomi. Il dato del test va quindi integrato, mai assolutizzato.
Esecuzione step-by-step (Test di Thomas)
- Il paziente è in decubito supino sul lettino, con le gambe distese.
- L’operatore chiede al paziente (o lo assiste) a portare l’anca controlaterale all’arto in esame in massima flessione, avvicinando il ginocchio al petto.
- Questa flessione ha lo scopo di appiattire la lordosi lombare e di portare il bacino in retroversione, eliminando i compensi del rachide.
- Con il bacino così stabilizzato, l’ileopsoas dell’arto disteso viene posto in trazione.
- Si osserva il comportamento dell’arto in esame che deve rimanere aderente al lettino.
Interpretazione
Se i flessori dell’anca hanno una normale estensibilità, la coscia dell’arto esteso rimane appoggiata sul piano. Se invece il muscolo è retratto, si osserva un sollevamento del ginocchio (e del cavo popliteo) dal lettino. L’entità della retrazione si può quantificare misurando:
- l’angolo di flessione dell’anca raggiunto dall’arto che si solleva;
- l’altezza di sollevamento del cavo popliteo o del piede dal piano del lettino.
Maggiore è il sollevamento, più marcata è la limitazione dell’estensibilità dei flessori.
Variante per il retto del femore
Per differenziare il contributo del retto del femore si utilizza una variante che consente la flessione del ginocchio. Il paziente è supino con il gluteo dell’arto in esame sul bordo del lettino, così che la gamba possa pendere liberamente. Si porta la coscia controlaterale al petto per appiattire la lordosi e stabilizzare il bacino, quindi si valuta l’arto in esame:
- fisiologicamente, durante l’appiattimento della lordosi, la faccia posteriore della coscia tocca il lettino e il ginocchio resta flesso;
- se l’angolo al ginocchio resta intorno agli 80° ma la coscia non arriva a toccare il piano, si può ipotizzare una retrazione dei flessori dell’anca (retto del femore, tensore della fascia lata, sartorio);
- se, estendendo passivamente la tibia, la coscia scende e la limitazione si riduce, l’elemento predominante è la retrazione del retto del femore, muscolo bi-articolare la cui tensione dipende anche dalla posizione del ginocchio.
Significato clinico e integrazione posturale
Il Test di Thomas è uno strumento di orientamento all’interno di una valutazione più ampia. Da solo non stabilisce la causa di un dolore né un percorso terapeutico, ma fornisce informazioni preziose se integrato con:
- l’osservazione dell’assetto sagittale (grado di lordosi, posizione del bacino);
- la valutazione della muscolatura antagonista (glutei, addominali, ischiocrurali);
- l’esame del passo e dei gesti funzionali.
Sul piano pratico, la rilevazione di una retrazione dei flessori dell’anca orienta verso un lavoro combinato di allungamento dell’ileopsoas e del retto del femore, associato al rinforzo della catena posteriore e al controllo del bacino. È bene ricordare che le misure cutanee e goniometriche del test hanno una variabilità inter-operatore non trascurabile: la standardizzazione della posizione del bacino è la chiave per ottenere dati confrontabili nel tempo. Il valore del test, dunque, non sta nel singolo numero, ma nel suo utilizzo seriale e ragionato all’interno di un quadro clinico coerente.
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